CHE COSA SONO LE PIETRE D'INCIAMPO?
Si tratta di piccoli cubi di pietra con una targhetta in ottone, che restituiscono la storia individuale e ridanno identità a chi fu privato del proprio nome a causa dell’ideologia nazifascista. Allo stesso tempo, ricostruiscono la memoria delle città attraverso i luoghi da cui le persone furono costrette a fuggire, quelli in cui furono arrestate o dove abitavano prima di unirsi alla lotta partigiana, così come i deportati nei campi di concentramento nazisti. Su ciascuna pietra sono incisi il nome della vittima e alcune informazioni essenziali, come la data di nascita, l’arresto e la deportazione, solitamente vengono collocate davanti all’ultima abitazione libera della vittima così da legare la memoria alla vita quotidiana dei luoghi.
Il progetto è nato grazie all’artista tedesco Gunter Demnig, che ha iniziato a realizzarle negli anni ’90 e ancora oggi ne cura personalmente le installazioni in tutta Europa. Le pietre vengono installate su iniziativa di cittadini, associazioni, scuole o enti che desiderano commemorare una vittima, in questo modo, la memoria nasce dal basso e coinvolge direttamente tutta la comunità.
IL GESTO
Piegarsi verso il basso per osservare una pietra d’inciampo è un gesto semplice, ma carico di significato. Non si tratta soltanto di abbassarsi fisicamente per leggere un nome inciso su una targhetta, bensì di compiere un atto consapevole: in quel momento, chi passa, smette di essere un semplice spettatore e diventa parte attiva di un ricordo. Abbassarsi significa anche avvicinarsi simbolicamente a chi è stato umiliato, perseguitato e privato della propria dignità. È come se, per un attimo, si colmasse la distanza tra il presente e il passato, tra chi vive oggi e chi ha sofferto allora. Non si guarda più la storia, in modo distante, ma ci si mette allo stesso livello, riconoscendo l’umanità della persona.
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